Il Rio Freidano
Il rio Freidano in uno schizzo del 1812 (Archivio Storico di Settimo)
Venne tracciato a partire dal basso Medioevo adattando in gran parte alvei abbandonati del fiume Po e, per almeno cinquecento anni, è stato il principale canale motore del territorio settimese e limitrofo. Sino al XVII secolo era inoltre navigabile con piccole imbarcazioni nel tratto compreso fra il mulino Vecchio e la cascina S. Giorgio, allora entrambi di proprietà dei Padri Gesuiti.
Assolve tuttora al ruolo di collettore terminale di tutte le acque residue derivate in sponda sinistra dal torrente Stura di Lanzo. Queste acque, mediante una fitta rete di canali, giungono a Settimo dopo aver attraversato i territori di Caselle, Borgaro, Leinì e, parzialmente, di Volpiano, sottendendo un’area di ben 90 Kilometri quadrati.
Il Freidano ha origine dalla Bealera dell’Abbadia di Stura, in territorio di San Mauro, e sfocia nel Po a Chivasso, in prossimità del confine con Brandizzo. Con il prolungamento sino a Brandizzo (risalente al 1490), e con le leggere implementazioni di tracciato nel corso dei secoli successivi, il suo sviluppo -comprensivo di rami scaricatori, rami minori e di by-pass- raggiunse la lunghezza di 19.5 Kilometri, tuttora in gran parte efficienti. L’ultimo intervento in tal senso risale al 1997 appena e riguarda il nuovo ramo di circonvallazione sud dell’abitato di Settimo.
Sul suo tracciato sono sorti, e storicamente documentati, ben ventidue opifici idraulici di vario tipo, per un totale di almeno trentacinque motori eroganti complessivamente una potenza media di 200 Kilowatt. Fra questi impianti si segnalano i principali mulini di Settimo (Vecchio, Nuovo e dell’Isola) e di Brandizzo (mulino Re).
I mulini Nuovo e Re, in particolare, costituiscono in assoluto -insieme al mulino della Barca di Collegno e quello del Mussotto di Alba- i primi impianti a sistema Anglo-Americano introdotti in Piemonte per volontà di Cavour e del suo entourage, fra cui si distinguono, in particolare: Quintino Sella, i fratelli Fourrat, il marchese Alfieri di Sostegno e l’ing. Severino Grattoni.